Essere troppo gentili finisce per farci male?

La gentilezza è un atteggiamento molto importante che fa sempre onore a chi la pratica. Ma dobbiamo fare attenzione a non farla mutare in sottomissione conseguente a scarsa autostima, o rischia di ritorcesi contro

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    Essere troppo gentili finisce per farci male?

    Quante volte ci si chiede se la gentilezza eccessiva è un “male” per se stessi? Abbiamo rivolto questa domanda alla , specialista in psicologia.

    La gentilezza eccessiva può nuocere?

    La gentilezza è un atteggiamento che da sempre ha un’accezione positiva, oggi sempre più rara, la si sta cercando di recuperare nelle scuole con lezioni sulle “parole gentili”, come grazie, prego, per favore, per far capire quanto un atteggiamento positivo (in un termine più completo “Prosociale”) possa fare la differenza nelle relazioni con gli altri.

    Se la gentilezza in sé è una qualità positiva, può diventare fonte di sofferenza o rabbia addirittura nelle mani di chi non ha le risorse necessarie perché non gli si ritorca contro.

    Come per molti altri comportamenti, anche per la gentilezza il fatto che diventi “eccessiva” dipende dal motivo, dall’obiettivo (più o meno consapevole) che si ha quando la si mette in atto.

    Se sono gentile tanto da accettare che vengano calpestati i miei diritti (fatico a dire di no, metto le richieste degli altri davanti alle mie, mi prendo in carico la responsabilità di risolvere i problemi altrui), probabilmente lo faccio perché ho paura di essere rifiutato, temo che gli altri possano farsi una idea negativa di me come persona e questo, in genere, è dettato da un’autostima insufficiente a farci vivere con serenità il rapporto con gli altri.

    Quello che si può scambiare per “troppa gentilezza” in realtà è un atteggiamento passivo, che genererà probabilmente frustrazione, insoddisfazione o anche rabbia in chi lo mette in atto.

    Come correggere le esagerazioni?

    Per correggere le esagerazioni bisogna agire sulla fonte del comportamento, sull’obiettivo citato sopra.

    Se si è “troppo” gentili perché si ha paura che gli altri ci giudichino negativamente, sarà importante lavorare prima di tutto sulla consapevolezza di sé e delle proprie qualità positive e negative, guadagnando una visione più realistica degli aspetti che compongono la propria personalità.

    Accettati questi aspetti e visti con la stessa serenità con la quale si vedono e riconoscono quelli degli altri, si può contare su una diversa necessità di essere apprezzati e sulla relatività del giudizio altrui (che diventa sempre meno importante).

    Mentre se sono “troppo” gentile perché ho paura del confronto/scontro, probabilmente non sono sicuro di poter difendere le mie idee, percepisco gli altri, in un certo senso, come superiori a me: più capaci, più competenti e anche come più forti.

    Anche in questo caso diventare prima di tutto consapevoli dei propri pregi e difetti è il primo passo per un cambiamento positivo.

    Fondamentale è capire dove si può migliorare, quali lacune colmare per guadagnare una maggiore fiducia in sé, ma anche smontare il mito degli “Altri”, magicamente visti come una massa poco definita di esseri superiori.

    Riportare in una dimensione reale sia le persone che possono venire a contatto con noi che noi come esseri umani, con i nostri pregi e difetti e con il diritto di poter sbagliare, diminuisce la necessità di essere accettati e ridimensiona il modello di perfezione che incute quel timore che ci rende passivi e scoraggia la possibilità di essere all’altezza degli altri.

    A quel punto, essere gentili può diventare un gesto di cui godere.

    A RISPONDERE ALLE DOMANDE:

    Specialista in psicologia